1. “Il Movimento 5 stelle (M5s) aumenta i propri voti rispetto alle ultime elezioni politiche di oltre 1,5 milioni, passando da 8.704.809 nel 2013 a 10.522.272 di ieri. Una crescita di 7,1 punti percentuali (dal 25,5% al 32,6%)” (Istituto Cattaneo). E’ di gran lunga il primo partito tra i disoccupati e maggioranza relativa anche tra i lavoratori dipendenti. Una sinistra politica incapace di staccarsi dal proprio moderatismo ha reso il M5S il partito tradizionale del “disagio”. Al suo interno riesce a contenere l’intero spettro delle pulsioni presenti nel paese: dalla piccola borghesia rovinata fino al disoccupato, dalla xenofobia ad alcuni pezzi di No Tav. L’enorme forza centripeta che ha spinto tutti gli scontenti verso il M5S, si trasformerà ben presto in una enorme forza centrifuga. In verità la collisione tra aspettative e realtà è già cominciata: il governismo senza se e senza ma è ormai la cifra dominante nel movimento.

 2. Nel suo avanzare il M5S non scalza le cordate locali presenti. Spesso le ingloba. Non c’è nessuna rivoluzione al suo arrivo ma un adeguamento gattopardesco. E’ successo a Torino e Roma. Succederà a livello nazionale. Di Maio vola alla City di Londra, visita le associazioni datoriali. La lista di Ministri ipotetica presentata dal M5S è rivelatrice: nessuna reale discontinuità ma solo una variante interna al sistema, tra una ipotetica Ministra

dell’Interno che ha firmato l’appello per il sì al referendum costituzionale e un Ministro dell’Istruzione che ha aiutato a stendere il progetto della Buona Scuola. Il pieno dei voti dei 5 Stelle non alza lo spread non spaventa la Borsa non turba i vari Marchionne. Questi “poteri” hanno già preso le misure al Movimento. Si prepara il cozzo tra il disagio del paese che l’ha spinto elettoralmente e il capitale che ne reclama i servigi.

3. La Lega esce da queste elezioni come principale partito del centrodestra. Questo non significa che Salvini sia il leader della coalizione, semplicemente perchè il centrodestra è tutto fuorché una coalizione unita. Fratelli d’Italia non seguirebbe Salvini in un Governo con appoggio esterno di forze esterne al centrodestra. Forza Italia al contrario starebbe stretta in un ruolo di mera opposizione parlamentare: un ruolo che si addice più alla Lega e dove la Lega troverebbe ulteriore spazio di crescita.

Rimane il fatto che queste elezioni segnano un punto di non ritorno per la Lega. La crisi di Forza Italia, legata al declino di Berlusoni, non si arresterà. E difficilmente Fratelli d’Italia potrà crescere fintanto che le tematiche xenofobe di cui si nutre sono già ampiamente coperte dalla Lega stessa. Fdi vive oggi come una fotocopia, ideologicamente più strutturata, della propaganda salviniana. Su queste basi la Lega continuerà a crescere come partito nazionale, relegando ormai a forma residuale le sue “correnti padane”. Si tratta di un processo non privo di contraddizioni, date le scarse possibilità della Lega di accrescere significativamente il proprio voto al Sud. Quel che è certo è che l’idea di fermare l’avanzata di Salvini inseguendo i suoi comizi o contrapponendogli l’ “orgoglio terrone” è assolutamente inefficace.

4. Un settore del Pd, e incredibilmente anche di Liberi Uguali, avanza l’idea di un Governo Leu-Pd-M5S per tagliare la via a Salvini. Siamo di fronte all’ennesimo manifestarsi del cretinismo parlamentare. Un Governo Pd-5 Stelle preparerebbe la via al dilagare di Salvini. Non si tratta di giocare al tanto peggio, tanto meglio, ma di augurarsi la maggiore accelerazione possibile della chiarificazione politica. Un Governo 5 Stelle-Lega dove il nucleo pro-sistema di entrambe le formazioni trovasse un asse chiara di espressione sarebbe un punto di facilitazione del dibattito politico interno alla nostra classe. In ogni caso, non è uno scenario che dipende da noi né sul quale possiamo influire. Per noi si tratta di chiarire che non esiste nessuna tattica di fronte unico con i 5 Stelle. La sclerosi di ciò

che rimane della sinistra politica rischia di esprimersi in un doppio atteggiamento: dar credito ai vertici del Movimento,
snobbismo e disprezzo verso i proletari e i disoccupati che lo votano (apostrofati come “analfabeti funzionali”, inseguendo le Fake News di Repubblica). I poli di questo atteggiamento vanno completamente invertiti: dialogo paziente con i ceti popolari che votano 5 Stelle, nettezza sulla reale natura dei suoi vertici.

 5. L’estrema destra raccoglie un flop elettorale? Solo rispetto alle aspettative millantate dai camerati prima del voto. La cosa è più complessa. Nel 2013 Casapound raccoglie 40.688 voti. Oggi ne raccoglie 310.000. L’area dell’estrema destra, sommando i voti di Fiamma Tricolore e Forza Nuova, sfonda i 400.000 voti. Nel 2013 non superava i 100.000. Il punto tuttavia non è nella crescita elettorale. Non abbiamo mai pensato a un suo sfondamento elettorale. Il terreno elettorale non è quello su cui l’estrema destra gioca oggi il suo ruolo.

6. Indipendentemente dalla collocazione elettorale, i partiti di estrema destra si configurano oggi come satelliti armati e militanti del Salvini pensiero. La xenofobia di cui si nutrono e che fornisce loro agibilità politica è pienamente coperta elettoralmente dalla Lega e anche dallo stesso M5S. Il ruolo dell’estrema destra è perciò quello di punta avanzata, con l’obiettivo di spostare ancora più avanti il baricentro reazionario della xenofobia legittimata da media e politica “democratica”. La violenza fascista, le iniziative dell’estrema destra, colpiscono, lasciando le forze di classe di fronte al bivio: reagire alla provocazione fascista, finendo per essere assorbite nel mero terreno di contrasto all’estrema destra, o lasciare la canaglia fascista impunita. I media e la società “democratica” guardano questo scenario da lontano, ben contenti di quello che vedono. Quando gli antifascisti avanzano, i media corrono a etichettare quanto accade come una guerra “tra bande”, come uno scontro anacronistico tra nostalgici del Duce e del “totalitarismo” comunista. Quando i fascisti escono dal tracciato, assaltando magari un giornale o sparando a un immigrato, i media democratici corrono al focolare della Repubblica, giurando in maniera posticcio su democrazia e Costituzione. In entrambi i casi l’azione mediatica ufficiale, l’ampio spazio democratico, si rivela complice dell’agibilità dei gruppi fascisti.

7. La violenza fascista è in aumento e come tale pone sempre di più il problema di rinsaldare la nostra militanza antifascista, anche in termini di autodifesa. Ma tale violenza va colpita alla fonte. E la fonte non risiede nella forza militante dell’estrema destra, ma nella base sociale e istituzionale su cui poggia. La xenofobia di media, Pd, Salvini è la fonte da cui sgorgano anche i rivoli della fogna fascista. Tale fonte va attaccata sul piano concettuale, propagandistico, statistico, ma soprattutto sociale. L’operaio e il disoccupato non cessano di essere xenofobi per adesione a un’ideologia o a una propaganda. Semmai aderiscono a una ideologia o ascoltano la nostra propaganda, quando i fatti della lotta di classe cancellano le loro pulsioni xenofobe. Sotto il giogo del capitale, esiste solo lotta individuale o lotta collettiva. Se non si da quest’ultima, la lotta individuale è sempre del povero contro il più povero.

8. In ogni caso il tema dell’agibilità politica su cui l’estrema destra si è rotta la testa dagli anni ’70 in poi pare oggi superato. Banchetti in piazza, sedi e comizi, salotti televisivi: la democratica borghesia, come sempre è stata, li lascia ormai liberi di agire. E la nostra azione deve prenderne atto: c’è un filo nero che lega i paramilitari ucraini ad ogni gruppo social sul degrado nel quartiere. C’è un piano unico che porta il fascista dal finanziarsi con droga, a garantire un flusso di camerati in ogni scenario europeo, fino a giurare sulla Bibbia e ad assistere la vecchina che inciampa nella buca non rattoppata dal Comune. E per capire, contrastare questo filo nero, non abbiamo bisogno di qualche comitato antifascista o di qualche contromanifestazione. Abbiamo bisogno anche di quelle e dobbiamo vincerne la frammentazione mettendo all’ordine del giorno una discussione per coordinarle a livello nazionale, unificando strategia, parole d’ordine e obiettivi della lotta antifascista. Ma soprattutto abbiamo bisogno di un’organizzazione classista, anticapitalista e con basi di massa.

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