Come si vede, le condizioni della vittoria sono semplicissime. Unite assieme, costituiscono la rivoluzione socialista. Nessuna di queste condizioni è esistita in Spagna. La ragione principale è che non c’era un partito rivoluzionario. Stalin ha indubbiamente tentato di trasportare sul piano della Spagna i procedimenti esteriori del bolscevismo: ufficio politico, commissari, cellule, polizia segreta, ecc. Ma ha tolto a queste forme il loro contenuto socialista. Ha ripudiato il programma bolscevico e, unitamente, i soviet come forma necessaria dell’iniziativa delle masse. Ha messo la tecnica del bolscevismo al servizio della proprietà borghese. Nel suo angusto burocratismo, pensava che i commissari in quanto tali sarebbero bastati ad assicurare la vittoria. Ma i commissari della proprietà privata sono stati capaci solo di assicurale la sconfitta.
Il proletariato ha dimostrato qualità combattive di prim’ordine. Per il suo peso specifico nell’economia del paese, per il suo livello politico e culturale, si trovava, sin dal primo giorno della rivoluzione, non più indietro, ma più avanti del proletariato russo agli inizi del ’17. Sono state le sue organizzazioni a costituire il principale ostacolo sulla via della vittoria. La cricca dominante, d’accordo con la controrivoluzione, era composta da agenti pagati, da carrieristi, da elementi declassati e da rifiuti sociali di ogni genere. I rappresentanti delle alte organizzazioni operaie, riformisti inveterati, parolai anarchici, centristi inguaribili del poum, brontolavano, esitavano, sospiravano, manovravano, ma alla fin fine si adattavano agli staliniani. Il risultato di tutto il loro lavoro è stato che il fronte della rivoluzione sociale — operai e contadini — si è trovato subordinato alla borghesia, più precisamente alla sua ombra, ha perso il suo carattere, ha perso il suo sangue. Non sono mancati né l’eroismo delle masse, né il coraggio di rivoluzionari isolati. Ma le masse sono state lasciate a se stesse e i rivoluzionari sono stati messi in disparte, non c’è stato un programma, non ci sono stati piani d’azione. I capi militari si sono preoccupati assai più del soffocamento della rivoluzione sociale che delle vittorie militari. I soldati hanno perso la fiducia nei loro comandanti, le masse nel governo; i contadini si son tenuti in disparte, gli operai si sono stancati, le sconfitte si sono susseguite, la demoralizzazione è cresciuta. Non era difficile prevedere tutto questo sin dall’inizio della guerra civile. Prefiggendosi l’obiettivo della salvezza del regime capitalista, il Fronte popolare era destinato alla sconfitta. Mettendo il bolscevismo con la testa in giù, Stalin ha sostenuto con successo la parte di principale affossatore della rivoluzione.
L’esperienza spagnola, sia detto di passata, dimostra nuovamente che Stalin non ha capito niente della rivoluzione d’ottobre né della guerra civile. Il suo pigro spirito provinciale è rimasto indietro rispetto allo sviluppo impetuoso degli avvenimenti dal 1917 al 1921. Tutti gli articoli e i discorsi del 1917, in cui esprimeva un pensiero suo, contengono in tutto e per tutto la sua ultimissima dottrina termidoriana. In questo senso lo stalinismo della Spagna del 1937 è il continuatore dello Stalin della conferenza del marzo ’171 Ma nel ’17 Stalin era semplicemente spaventato dagli operai rivoluzionari, mentre nel ’37 li ha soffocati; l’opportunista è divenuto carnefice.
1 Per le posizioni di Stalin nella primavera del 1917 cfr. Trotsky, Storia della rivoluzione russa. Sugar, Milano 1964, capitoli I bolscevichi e Lenin e II riarmo del partito
