
1.La nazione più potente del mondo ha dichiarato di voler invadere la Groenlandia per impossessarsi delle sue ricchezze naturali, di voler riconquistare il canale di Panama per agevolare il passaggio delle sue navi, di voler fare del Canada il 51esimo stato americano e deportare nel deserto due milioni di palestinesi per costruire il più grande resort del Mediterraneo, di voler siglare una pace con la Russia per gestire la spartizione dell’Ucraina e fronteggiare militarmente la Cina nel Pacifico. Tutto questo nei primi 12 giorni dall’insediamento di Donald Trump.
2.Allo stesso tempo il presidente statunitense ha firmato la chiusura massiva degli aiuti umanitari americani nel mondo, il più grande piano di licenziamento di dipendenti pubblici dal dopoguerra, ha eretto i dazi più salati dell’ultimo secolo contro Canada e Messico, ha incolpato i pompieri omosessuali degli incendi che hanno devastato la California e ha imposto il ritorno alle cannucce di plastica. Tutte queste misure sono state dettate dal miliardario Elon Musk, che sta facendo appello all’estrema destra di tutta Europa per la conquista del continente mentre la sua squadra lavora instancabilmente per collocare le aziende del capo nelle commesse statali del paese.
3.Lo schiaffo che Trump ha rivolto a Zelensky, definendolo un dittatore non votato, e gli accordi presi con Putin senza consultare né l’Ucraina né l’Unione Europea non mostrano solo ciò che era palese al mondo, cioè che si trattasse di una guerra tra due potenze combattuta per procura, ma anche che l’agenda di Trump è estremamente concreta: la guerra in Ucraina non è nell’interesse americano. La fissazione di Biden è terminata. Trump è un uomo d’affari e con Putin si tratta come con qualsiasi altro capitalista abbastanza potente da non poter essere umiliato. La guerra in Ucraina finirà con una sconfitta frontale della NATO, dell’Unione Europea e degli stessi Stati Uniti. Trump ha semplicemente sentito la necessità di terminare questo salasso economico prima del tempo.
4.Quanto accaduto alla Casa Bianca tra Trump, Vance e Zelensky non è un atto di bullismo, come la maggior parte della stampa industriale ha voluto sottolineare. Di tutti i repentini cambiamenti a livello internazionale, è l’episodio che ha destato più clamore perché ha rotto decenni di tradizione diplomatica e di strategia in politica estera USA, per lo meno degli ultimi 80 anni, e quello che avrà conseguenze più a lungo termine, perché per la prima volta un presidente eletto rompe un’alleanza per di più attaccando gli alleati storici e per favorire la Russia. Zelensky pensava di poter giocare lo stesso gioco che ha giocato con Biden. Ma Trump, a differenza di Biden, non è ossessionato da Putin. Semmai ha necessità di sganciarlo dalla Cina per indebolire quest’ultima. La Cina è il vero obiettivo di Trump perché è una diretta concorrente per l’egemonia mondiale dell’imperialismo americano. È senz’altro probabile che il giudizio di Zelensky sia stato offuscato dalla gloria di cui è stato ammantato per tre anni. Giunto a Washington pensando di vendere le terre rare ucraine, è dovuto scappare in Gran Bretagna, cacciato in malo modo.
5.L’Ucraina ha perso la guerra. O meglio, la Russia ha vinto la guerra. Ha sconfitto l’Ucraina, la NATO e gli Stati Uniti. Per la Cina è una lezione significativa su quelle che saranno le linee strategiche degli USA, perché gli Stati Uniti si stanno ritirando dallo scenario mondiale. Questo processo avrà battute d’arresto e ripartenze, ma complessivamente gli Stati Uniti guarderanno al proprio cortile di casa: Canada, Messico, Panama. La Russia è l’unica potenza sul pianeta ad essere uscita vincitrice da una guerra contemporanea, fatta di droni, intelligenza artificiale e cara, vecchia produzione bellica di massa di bombe e proiettili. Gli Stati Uniti non ne combattono una vera dalla Seconda Guerra Mondiale, pur essendo militarmente il paese più potente del mondo. È una differenza non di poco conto, di cui il Pentagono è bene informato.
6.L’Europa non è una potenza imperialista conseguente. Francia e Germania si sono spartiti il continente per cercare di competere con Cina e Stati Uniti. La Germania ha ottenuto economicamente nel 1999, unificando il mercato europeo, quello che non era riuscita a fare militarmente con i carri armati nazisti. Ma questo poteva durare solo finché l’economia era in crescita. Dalla crisi economica del 2008 il capitalismo europeo si è frantumato. L’Ucraina è stata mandata al macello su insistenza di Gran Bretagna e Polonia, oltre che di Biden. Vedendo il fallimento su tutta la linea delle proprie politiche, oggi la presidente della Commissione Europea Ursula Van Der Leyen ha lanciato il piano Rearm Europe, un piano da 800 miliardi di dollari in 4 anni destinati unicamente agli armamenti. Sorvolando sulle cifre colossali che potevano essere spese per il lavoro e i diritti dei cittadini europei, rimane un fatto: un esercito europeo non si costruirà mai, perchè gli interessi della borghesia francese e di quella tedesca sono troppo divergenti. E, paradossalmente, più aumenterà la spesa pubblica in armamenti, più le spinte centrifughe all’interno dell’Unione Europea diventeranno forti. Dove c’è investimento militare, infatti, c’è caccia ai mercati: in questo caso, ciascuno cercherà di avvantaggiarsi sugli altri paesi europei. È improbabile che l’Unione Europea si sfaldi a breve, ma la guerra commerciale che Trump, a colpi di dazi, ha lanciato sul continente avrà degli effetti dirompenti. Sul medio periodo, a meno che gli eventi non accelerino il processo, l’Unione Europea smetterà di allargarsi e forse comincerà a perdere, da principio, i paesi candidati. Poi, successivamente, ne usciranno i paesi più deboli economicamente. Si tornerà alla crisi del debito greco, ma a un livello superiore.
7.Commentando le rivoluzioni in Europa scoccate a partire dal 1848, Marx fece spesso notare che lo stato borghese è il comitato d’affari della borghesia. Gli Stati Uniti ci stanno mostrando questa definizione in carne e ossa, perché si è insediata una cricca avida e priva di alcuno scrupolo che ha goduto di autostrade asfaltate da anni di terribile governo democratico.
8.In due settimane Trump ha vaporizzato l’ipocrisia dell’ordine diplomatico borghese mondiale. E di questo, tutto sommato, potremmo anche essergli grati. In fondo le relazioni internazionali sono sempre state condotte con una doppiezza disarmante: basti pensare al diritto degli ucraini di difendersi se invasi dalla Russia e al dovere dei palestinesi di farsi massacrare se invasi da Israele. L’ONU non serve più a nulla da decenni perché semplicemente ha esaurito il suo compito: dare una patente di democrazia alle guerre americane. Esauritasi tale complicità con la seconda invasione dell’Iraq, le potenze imperialiste hanno deciso di far da sé senza dover fingere di cercare l’approvazione delle altre nazioni. Il consenso si costruisce con le menzogne, che gli uomini di Biden prima e di Musk ora sanno costruire in serie, come automobili in catena.
9.L’imperialismo fa cadere la maschera ed è come essere tornati agli anni precedenti la prima guerra mondiale: guerre e guerricciole nel mondo che le potenze imperialiste, dominanti o meno, ingaggiano per prendere le misure dei propri interessi. Non c’è terreno per una guerra mondiale diretta. Le armi nucleari per ora lo escludono, perché significherebbero la cancellazione dei mercati. Ma la frequenza di conflitti combattuta per procura tra grandi potenze come Usa, Cina e Russia è destinata a salire, insieme alle guerre commerciali.
10.Trump vorrebbe inondare il mercato mondiale di dazi, cioè di tasse sulle merci importate. “Pagate tasse altissime per vendere negli Stati Uniti, così che i vostri prezzi, per rientrare nel guadagno, siano così alti da tenere le merci invendute. Così pagherete voi in casa, la crisi.” Questo è il ragionamento dei protezionisti come Trump: esportare disoccupazione. L’economia è un’arma nell’epoca imperialista, cioè l’epoca dei monopoli, delle multinazionali e delle guerre per conquistare mercati. E i dazi sono l’arma principale a disposizione delle principali borghesie perché ai dazi si risponde con i dazi. Ma i dazi comportano un problema: il capitale, per crescere, deve circolare. Se non può circolare, l’economia prima o poi piomba in recessione. E questo è probabilmente lo sbocco di queste profonde tensioni internazionali: una grave crisi economica, trascinata dal mutuo scontro commerciale tra Cina e Stati Uniti e non mitigata dall’aumento delle spese militari.
