11.Il governo Meloni si adeguerà in fretta alla nuova presidenza statunitense. Il nuovo orientamento di Elon Musk, che durante lo scorso mandato di Trump si era opposto all’attuale presidente USA, mostra solo il calcolo cinico di questi miliardari. Musk e Steve Bannon hanno già fatto appello all’estrema destra, ai conservatori e ai nazionalisti di tutta Europa con il MEGA, Make Europe Great Again. Non ci stupiremmo se Musk mettesse a disposizione i suoi miliardi e i suoi strumenti digitali per finanziarli e creare loro un terreno ancora più favorevole tra gli sfruttati e gli strati più intossicati e delusi della società. È un processo che riguarderà anche l’Italia, ed è evidente che al governo Meloni converrà abbracciare stretta questa amministrazione e viverne all’ombra.

12.Ma questi miliardari non hanno compreso un piccolo dettaglio: l’estrema destra domina solo se può organizzare sul campo la reazione. Col consenso passivo si possono vincere le elezioni, ma non dominare la società. Cosa accadrebbe se tutto questo spostamento a destra avesse l’effetto di spingere più a sinistra chi, finora, è stato semplicemente un democratico?

13.In due anni e mezzo il governo Meloni ha attaccato frontalmente i diritti di studenti, lavoratori, lavoratrici, studentesse e pensionati, per non parlare delle politiche migratorie. La manovra economica ha imposto i più brutali tagli a scuola e università dai tempi della riforma Gelmini: 5% solo per la scuola, con una riduzione di 5660 posti di lavoro. Il ministro dell’Università Bernini ha tagliato di oltre 660 milioni di euro il Fondo di Finanziamento Ordinario alle università, oltre a rendere ancora più tortuoso il percorso di stabilizzazione dei ricercatori precari. Come fanno notare Marco Bertorello e Danilo Corradi sul Manifesto 1, l’Italia ha raggiunto il 23esimo mese consecutivo di contrazione industriale. L’industria era caduta nel 2023 (-2.1%) e nel 2024 (-3.5%). Il crollo a dicembre è stato del 7.1%. Si salva solo il settore alimentare: tutti i settori manifatturieri sono in perdita.

14.È sintomatico che ricorderemo questo primo governo Meloni per il DDL1660 sulla sicurezza. Una misura repressiva che aggrava le pene per tutte le forme di lotta che abbiamo visto negli ultimi anni e, soprattutto, per quelle che potremo vedere domani. Occupazioni stradali, imbrattamenti, manifestazioni non autorizzate, rivolte nelle carceri: tutto è punito con la massima pena. È senz’altro il riflesso di una paura: il governo teme che questa calma finisca anche in Italia. E quindi si prepara agli scontri di domani.

15.Lo scenario internazionale colpisce il governo Meloni nella misura in cui colpisce il continente europeo. A Trump l’Europa non serve più. È solo un vaso di coccio nella guerra con la Cina. L’Italia, il più fragile tra i capitalismi europei più grandi, si ritroverà nel mezzo tra la fedeltà a Trump e le esigenze di commercio continentale: ogni rischio, ogni slancio in avanti sul piano internazionale rappresenterà un giro di vite nella pazienza di migliaia di lavoratori e lavoratrici che non riescono ad arrivare alla fine del mese, oltre alla rabbia del movimento giovanile. Qualsiasi cosa farà il governo sul piano politico, sbaglierà.

16.In qualsiasi altra condizione, un governo del genere sarebbe già stato messo a ferro e fuoco. La stessa Fiom avrebbe decuplicato le proprie mobilitazioni, sebbene sia innegabile che il settore automobilistico, a partire dal gruppo Stellantis, si stia risvegliando. Ma al di là di sacche di resistenza isolata, non è quello che stiamo vedendo. Non abbiamo avuto autunni caldi ed anche le mobilitazioni studentesche non hanno minimamente raggiunto l’intensità di quanto stiamo vedendo, ormai da settimane, in Serbia o in Grecia. È opportuno domandarsene la ragione. Senz’altro l’orizzonte della più grande organizzazione sindacale italiana, la Cgil, non era quello di scendere in sciopero a fine novembre. Landini vi è stato costretto, e la risposta dei lavoratori e delle lavoratrici, nonostante il minimo sforzo profuso dalle rappresentanze sindacali, non si è fatta attendere. Ma dopo lo sciopero Landini ha richiamato tutti a casa e l’assemblea di lancio dei referendum, con la parola d’ordine “Il voto è la nostra rivolta”, segna un’ironia tragica sulla rivolta che Landini aveva minacciato di sobillare contro il governo. Sono cose con cui non si dovrebbe mai giocare, perché il movimento operaio ha memoria. Oggi l’obiettivo della Cgil è provare a portare a casa i referendum, uno strumento di lotta spuntato per definizione.

17.Niente di tutto questo avviene per caso. C’è evidente malumore nei luoghi di lavoro, altrimenti non ci sarebbe stato lo sciopero generale. Ma la Cgil non ha nessuno che la incalzi. Certamente non il PD: Schlein ha dimostrato che era facile sconfiggere la burocrazia interna portando dei simpatizzanti a votare le primarie, ma con i simpatizzanti non si vincono le battaglie politiche, né si governa un partito. Oggi il PD è più borghese che mai, nonostante la maggioranza del partito abbia espresso contrarietà al piano ReArm di Ursula Von der Leyen. Elly Schlein esprime su questo una posizione socialdemocratica, ma sconta il fatto di essere a capo di un partito che ha reciso i legami con la classe. E’ questa la ragione per cui da un lato il settore vicino alla segretaria si è limitato ad astenersi nel voto sulla risoluzione al Parlamento Europeo, dall’altro il PD ha deciso di aderire al corteo del 15 marzo convocato dal giornalista Michele Serra. Partecipando a quella piazza, il partito ha di fatto legittimato le scelte politiche dell’Unione Europea. E non potrebbe essere altrimenti: contrapporre la proposta dell’ Esercito Comune al piano Von der Leyen mostra chiaramente l’incapacità di questa forza di sganciarsi dal vento guerrafondaio che spira sull’Europa. Il PD sarà eternamente attraversato da malumori, perché è una trappola sociale: attira voti democratici passivi, ma esprime il volto progressista del padronato italiano. Se il suo concorrente non fosse il Movimento 5 Stelle, una formazione piccolo borghese giustizialista con simpatie a sinistra dopo aver governato anche con la destra, oggi si sarebbe già sgretolato.

18.Dobbiamo essere chiari: l’Italia non esplode perché socialmente ha tre valvole di sicurezza. La prima è la moderazione stantia della segreteria Cgil. La seconda è il tappo a sinistra rappresentato da Conte e dal Movimento 5 Stelle, che riempiono uno spazio condizionando la radicalizzazione verso l’idea di una opposizione sì, ma senza lotta. E il terzo è la tragicomica frammentazione della militanza radicale, di classe: organizzazioni politiche, centri sociali, sindacati di base soffrono di una cronica divisione che non potrà mai essere ricomposta finché sul palcoscenico della lotta non entreranno in campo strati freschi di lavoratrici e lavoratori comuni. È questa combinazione a descrivere il ritardo italiano: ritardo nelle mobilitazioni, nell’organizzazione di una sinistra di classe, nel crollo di una destra che non ha un sostegno attivo di massa, ma solo passivo. Questo configurerà l’Italia come il paese che probabilmente esploderà nel modo più convulso, spontaneo, dirompente, perché non mediato da un apparato sindacale o politico in sella. Una situazione di questo tipo avrebbe grandi potenzialità, ma anche grandi debolezze: non si vince senza una direzione, e forgiarne una nella mobilitazione è un azzardo spesso mortale. Ma queste, per ora, sono solo riflessioni di prospettive. Il presente richiede lucidità, capacità di osservazione e una paziente costruzione dell’opposizione sociale. La situazione può cambiare repentinamente e l’intero movimento sarà chiamato ad esser pronto.

1 Industria Italiana tra gufi e struzzi – 4/3/2025