Nelle scorse settimane la Camera ha approvato il Ddl 1660. Non è ancora approdato alla discussione in Senato (dove, a meno di clamorose sorprese, dovrebbe passare senza sostanziali modifiche), ma ha già suscitato un forte dibattito in Parlamento, nell’opinione pubblica, e soprattutto nelle organizzazioni di sinistra.

Stupisce che il governo Meloni, classico esempio di “legge e ordine”, abbia impiegato due anni per elaborare questo Disegno di legge, considerando che la prima misura dell’esecutivo è stato il famigerato Decreto Anti “rave”. Stupisce, ma solo fino a un certo punto. Dal momento dell’insediamento, il governo ha avuto altre priorità: accreditarsi presso l’establishment, la politica economica, il Decreto Cutro e, più in generale, il tema immigrazione (con gli accordi con Albania e Tunisia). Il Dl Sicurezza marca una differenza importante rispetto ai precedenti decreti in tema di sicurezza. A partire da quello Salvini. Se da un lato, in entrambi i decreti, è evidente l’impronta securitaria, dall’altro lato il Dl Sicurezza è percepito in maniera differente dall’opinione pubblica. Pensiamo che questa differenza sia dovuta principalmente alla fase diversa che stiamo attraversando. I decreti Salvini vengono approvati nell’autunno del 2018 dal governo Conte 1. La Lega aveva incentrato la propria campagna elettorale sulla lotta all’immigrazione, tema all’epoca molto più sentito rispetto ad adesso. Il decreto, che aveva come primo punto la lotta alle ONG, prevedeva anche la cancellazione dei permessi umanitari, l’aumento della permanenza nei Centri di Rimpatrio da 90 a 180 giorni e il depotenziamento del sistema SPRAR, garantendo il diritto a corsi di lingua solamente a chi aveva già protezione internazionale, e non ai richiedenti asilo.

La pandemia, la guerra in Ucraina (con la conseguente difficoltà nell’approvvigionamento del gas), così come l’allargamento del conflitto in Medio oriente, hanno posto in secondo piano il tema immigrazione. Il governo Meloni ha inoltre affrontato la questione con il Decreto Cutro e tramite accordi con paesi come l’Albania (con tanto di plauso da parte del governo laburista inglese) o con la Tunisia (alla presenza di Ursula Von der Leyen). C’è però una ragione più importante che caratterizza l’attuale Dl Sicurezza: pur non assistendo ancora ad una ripresa generale delle lotte con la discesa in campo del movimento operaio, i collettivi ambientalisti, così come il movimento a favore della Palestina (con un sostegno importante soprattutto nelle università), rappresentano un primo risveglio della coscienza. Un risveglio che l’esecutivo di destra teme e che vuole stroncare sul nascere. Ma cosa prevede il Dl Sicurezza?

Innanzitutto introduce il reato di blocco stradale: un mese di reclusione, con aumento di pena da 6 mesi fino a due anni, se il reato viene compiuto da un gruppo di persone; viene introdotto il reato di occupazione di immobili con una pena dai 2 ai 7 anni, è prevista una reclusione dai sei ai diciotto mesi con multa tra i mille e i tremila euro per deturpamento o imbrattamento di edifici pubblici: in caso di condotta considerata violenta si può arrivare fino a 5 anni di carcere, con aumento della multa fino a 15000 euro; pena da uno a otto anni per chi promuove rivolte carcerarie (con aumento fino a 20 anni in caso di rivolte particolarmente violente); infine si prevede anche un aumento delle pene per i reati commessi nelle vicinanze delle stazioni. In alcuni casi, si tratta di norme già presenti, ma che il DL Sicurezza inasprisce, trasformandole quindi da semplice “illecito amministrativo” a vero e proprio reato.

Questo decreto è stato costruito con la volontà di punire chi scende in piazza. Il governo, introducendo nuovi reati e aumentando il periodo di reclusione, pensa di creare un deterrente allo sviluppo delle proteste. Da questo punto di vista rischia però di rimanere deluso. Sia perché questo decreto potrebbe essere, per via della sua difficile applicabilità, puramente propagandistico, sia perché la situazione oggettiva potrebbe dare un maggiore vigore alla lotta contro il Dl, visto essenzialmente come una provocazione. Con l’introduzione di questi nuovi reati, è lecito chiedersi se le già sovraffollate carceri italiane siano in grado di “assorbire” questi “pericolosi criminali”. Davvero Giorgia Meloni pensa di spaventare in questo modo chi protesta per le proprie condizioni di lavoro, per l’ambiente o per la Palestina? Il reato di blocco stradale varrebbe anche quando a scendere in piazza (come avvenuto pochi mesi fa) saranno i trattori, base sociale di Lega e Fratelli d’Italia? Tra le occupazioni abusive di immobili, l’esecutivo considera anche l’edificio di via Napoleone III a Roma dove da 20 anni vive il gruppo dirigente (con relative famiglie) di CasaPound? Sono domande che difficilmente il governo potrà ignorare.

La domanda che invece il movimento dei lavoratori deve necessariamente farsi, è che tipo di opposizione si svilupperà contro il decreto. Al di là delle proteste a livello parlamentare (che riteniamo poco interessanti, vista la natura dei partiti di opposizione), rimarrà una lotta degli attivisti, o riuscirà ad attrarre anche settori al momento marginali nell’opposizione al governo? E’ una domanda a cui non possiamo rispondere a tavolino. L’esecutivo di destra (e la stampa amica) in questi due anni ha cercato di coprire il proprio operato, spostando l’attenzione sulla lotta ad alcuni simboli dell’ opposizione. Si può anche spaventare un lavoratore che, dopo una vita di sacrificio, ha comprato casa, inasprendo le pene per le occupazioni abusive per attaccare Ilaria Salis e più in generale i movimenti di lotta per la casa. Si può anche mostrare il pugno duro contro gli attivisti di Ultima Generazione, introducendo il reato di blocco stradale, fingendo di difendere i lavoratori che utilizzano l’auto per recarsi al lavoro. Ma le tematiche poste dal movimento rimangono. Le case sfitte, gli aumenti degli affitti e la recente tragedia di Valencia sono sotto gli occhi di tutti. Anche di quei lavoratori che hanno dato fiducia a Giorgia Meloni. La Presidente del Consiglio ha assistito, fino ad ora, a proteste che hanno coinvolto solamente alcuni settori. Sufficienti però per spaventare l’Esecutivo. Il Dl Sicurezza è infatti un decreto preventivo, di chi ha paura che i lavoratori decidano di non rimanere più passivi. Basti pensare alle reazioni seguite alla proclamazione dello sciopero generale da parte di Cgil e Uil. Ad oggi non possiamo sapere che impatto avranno le difficoltà del Governo sulla coscienza del movimento operaio. Dovremo però saper leggere la realtà oggettiva per costruire un argine all’attuale governo.