Arriviamo qui al punto centrale dell’enigma: come e perché il Partito comunista spagnolo, insignificante dal punto di vista numerico e come direzione, ha potuto concentrare nelle sue mani tutte le leve del potere, malgrado la presenza di organizzazioni socialiste e anarchiche incomparabilmente più potenti? La spiegazione corrente, secondo cui gli staliniani hanno ottenuto il potere in virtù di un semplice baratto con le armi sovietiche, è superficiale. Come prezzo delle armi, Mosca ha ricevuto l’oro spagnolo. Secondo le leggi del mercato capitalista, è sufficiente. Come mai, in questo traffico, Stalin ha potuto avere anche il potere? Di solito si risponde che, accrescendo la propria autorità agli occhi delle masse con le forniture militari, il governo sovietico ha posto come condizione della sua collaborazione misure decisive contro i rivoluzionari e ha cosi messo fuori causa avversari pericolosi. Tutto ciò è indiscutibile, ma non è che un aspetto della questione e peraltro il meno importante. Malgrado “l’autorità” assicuratagli dalle forniture militari sovietiche, il Partito comunista spagnolo è rimasto una piccola minoranza e si è urtato contro un odio sempre crescente da parte degli operai. D’altro lato, non bastava che Mesca ponesse delle condizioni, bisognava che Valencia accettasse. È questo il fondo della questione. Le esigenze di Mosca non solo sono state accolte, con maggiore o minore entusiasmo, da Zamora1 Companys e Negrin, ma Caballero stesso, quand’era presidente del Consiglio, le ha fatte proprie. Perché? Perché questi signori volevano anch’essi mantenere la rivoluzione entro il quadro borghese.
Non solo i socialisti, ma neppure gli anarchici si sono opposti seriamente al programma staliniano. Anch’essi avevano paura di rompere con la borghesia. Avevano una paura mortale di ogni offensiva rivoluzionaria degli operai. Stalin, con le sue armi e con il suo ultimatum controrivoluzionario, era per tutti questi gruppi il salvatore. Assicurava loro quello che speravano: la vittoria militare su Franco e nello stesso tempo li liberava da ogni responsabilità circa lo sviluppo della rivoluzione. Essi si affrettavano a mettere da parte le loro maschere socialiste e anarchiche nella speranza di ritirarle quando Mosca avesse ristabilito per loro la democrazia. Per colmo di comodità, questi signori potevano giustificare il loro tradimento verso il proletariato con la necessità dell’intesa militare con Stalin. Stalin, da parte sua, giustificava la sua politica controrivoluzionaria con la necessità dell’intesa con la borghesia repubblicani.
È soltanto da questo punto di vista più ampio che ci appare chiara la pazienza da santi, di cui hanno dato prova nei confronti dei rappresentanti della GPU, campioni del diritto e della libertà come Azana, Companys, Negrin, Caballero, Garck Oliver2 e soci. Se non hanno avuto nessuna possibilità di scelta, come affermano, non è affatto perché non potessero pagare gli aerei e i carri armati se non con le teste dei rivoluzionari e con i diritti degli operai, ma perché potevano realizzare il loro programma “puramente democratico”, cioè antisocialista, solo con il terrore. Quando gli operai e i contadini si pongono sulla via della rivoluzione, cioè si impadroniscono delle fabbriche, della proprietà terriera e cacciano i vecchi proprietari, prendono il potere su scala locale, allora la controrivoluzione borghese – democratica, staliniana o fascista (tutto può servire allo scopo) – non ha altro mezzo per arrestare questo movimento se non il ricorso alla violenza sanguinosa, alla menzogna e all’inganno. Il vantaggio della cricca staliniana su questo piano consisteva nel fatto di aver subito intrapreso l’applicazione di metodi, che andavano oltre Azana, Companys, Negrin e i loro alleati di sinistra.
1 Alcalà Zamora, di tendenza borghese-liberale, è stato il primo presidente della repubblica spagnola dal 1931 al 1936.
2 Garcia Oliver è stato uno tra i più noti dirigenti degli anarchici spagnoli ed è stato ministro nel governo presieduto da Largo Caballero.
