
1. Il problema principale delle prospettive per la lotta di classe è il problema della coscienza. Stabilire quale sia il punto di ebollizione del movimento operaio in Italia e nel mondo è la più complessa delle equazioni. La coscienza è così conservativa che il movimento operaio è disposto a sopportare le più grandi provocazioni e il più pesante sfruttamento, pur di non essere costretto a sovvertire lo status quo. In condizioni normali, gli e le sfruttate delegano ogni giorno scelte fondamentali della propria vita. Solo in condizioni particolari entrano nella scena della storia per impugnare direttamente il proprio destino.
2. Lo stesso atteggiamento conservativo è riservato alle organizzazioni che il movimento operaio si è dato per difendere i propri interessi. Bisogna essere veramente costretti allo scontro aperto dagli industriali perchè lavoratori e lavoratrici questionino la direzione di Landini in CGIL o la sterile frammentazione del sindacalismo di base. In condizioni normali delegheranno. E’ sufficiente dare uno sguardo alla condizione operaia in Italia per rendersene conto: di fronte a una ripresina visibile solo alle aziende e a una erosione salariale senza precedenti, il movimento operaio italiano sulla carta lotterà per i propri diritti con un educato set di referendum, proposto dalla CGIL per la primavera. Non è colpa dei lavoratori italiani se vengono mandati in guerra con metodi di lotta risibili: è colpa dei loro dirigenti sindacali. Ma quell’apatia di cui sarebbe troppo facile lamentarsi è solo una maschera indossata ogni giorno da milioni di lavoratori e lavoratrici che temono di essere costretti a una lotta fondamentale per la propria vita.
3. Per due decenni, la destra italiana ed europea ha dirottato verso gli immigrati e “la classe politica” la rabbia operaia che, come magma, cresceva sotto un sottile strato di dura calma. E’ in questo vuoto che a sinistra si è fatto strada il Movimento 5 Stelle, all’epoca della sua fondazione da parte di Beppe Grillo: chiamare tutti ladri ha solamente scongiurato una nuova radicalizzazione sociale, dando così voce a bottegai esasperati invece che a lavoratori organizzati. La Brexit guidata da Nigel Farage, l’ascesa di Marine Le Pen in Francia e di Orban in Ungheria contenevano lo stesso identico germe, inzuppato di retorica nazionalista.
4. Oggi assistiamo a un punto di svolta nella coscienza. Essendo così conservativa, la coscienza può solo avanzare a strappi, non gradualmente. L’escalation militare che sta impegnando Stati Uniti ed Unione Europea in Ucraina e in Medio Oriente è stato un punto di svolta, come la crisi del 2008 e la pandemia del 2020. Questi eventi hanno scosso dalle fondamenta le credenze di tanti lavoratori e lavoratrici comuni, che vedono fiumi di denaro riversarsi per “le necessità della difesa” o per le banche, mentre i loro salari o le scuole dei figli cadono a pezzi.
5. Questo nuovo strappo nella coscienza si esprime in modi molto diversi: dalla radicalizzazione che sta animando la Francia contro l’asse Macron-FN agli scioperi in Inghilterra con la rovinosa caduta dei Tory, passando per le manifestazioni oceaniche e le proteste in solidarietà al popolo palestinese che hanno avuto una diffusione mondiale. Più ci avviciniamo al 7 ottobre 2024, primo anniversario della reazione israeliana a Gaza, più il movimento potrebbe acquisire ulteriore vigore. L’opinione pubblica è in profonda difficoltà a trasmettere le necessità di Israele su stampa e social network. E’ chiaro che qualcosa sta cambiando.
6. Questo è quanto comincia a emergere in superficie anche in Italia. Se non fosse stato l’unico partito a opporsi al governo Draghi, Fratelli d’Italia non avrebbe potuto mai vincere le elezioni con uno scarto così ampio. Il governo Meloni ha goduto di un forte consenso elettorale passivo, che per la prima volta è stato infragilito dalle elezioni europee. Questa destra avida e volgare, che può vivere solo soffiando sugli istinti più retrivi della società italiana, arranca dietro ai profondi problemi del capitalismo italiano. Il primo di questi è la procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea, che segnerà la strada dell’austerità per i prossimi anni. La manovra di bilancio del governo è in costante ricerca di denaro. Nuovi tagli si profilano all’orizzonte.
7. Giorgia Meloni vuole costruire un blocco sociale attorno alla destra ma operazioni come la conquista della RAI sono insufficienti. In realtà il punto è che per costruire un blocco sociale, la destra deve organizzare e mobilitare bottegai impoveriti e sottoproletari contro gli immigrati e i sindacati: e questo significa solo tirar su squadracce, ronde e una corsa verso la guerra civile. Diversamente, la direzione dell’apparato dello stato da parte della destra sarà sempre un’operazione incompleta perchè le preoccupazioni degli industriali italiani ora sono ben altre. E’ sufficiente constatare quanto Tajani e Gasparri si siano scagliati contro Vannacci per farsene un’idea: i rappresentanti di Confindustria non vogliono benzina sul fuoco proprio adesso.
8. La borghesia italiana al momento non ha bisogno di alcuna dittatura: vince la propria guerra senza aver bisogno di combattere, perchè il suo nemico di classe, cioè noi, non siamo chiamati a lottare. Ma a differenza della sinistra di classe, la destra meloniana non pesca da una delle classi fondamentali della società, ma solo da strati ai margini degli industriali o dei proletari. Il risultato è un aborto temporaneo, incapace di coprire il ruolo che un tempo fu della DC. Si genera una contraddizione: il governo Meloni ha l’appoggio del grande capitale ma non lo rappresenta. E’ una formazione sociale in prestito per gli industriali. La vitalità di questo circo locale divenuto governo dipende direttamente dall’incapacità dell’opposizione borghese di comprenderne la natura: lì dove gridano al fascismo, ne compattano l’elettorato anzichè scardinarlo.
9. Il fatto che l’opposizione parlamentare sia concentrata prevalentemente sui diritti sociali, cercando ad ogni costo una scorciatoia verso le generazioni più giovani, maschera parzialmente il problema della coscienza perchè fa sembrare i temi operai l’eccezione e non la regola. Ma è un fenomeno momentaneo, perchè nessuna battaglia sui diritti sociali può essere conseguita senza che i temi operai divengano protagonisti. Semmai è dialetticamente vero il contrario: oggi i diritti sociali sono l’unico paravento di unità dell’opposizione parlamentare al governo Meloni. Si può sbriciolare il cosiddetto campo largo tra Schlein, Fratoianni, Bonelli e Conte con una pallida domanda: il vostro governo manderebbe le armi a Zelensky? Se favorevoli, metterebbero al centro le spese di riarmo a discapito dello stato sociale; se contrari, non marcherebbero alcuna differenza coi governi passati, preparandosi a cadere. Oggi queste forze sono l’assicurazione sulla vita di Giorgia Meloni.
10. Le forze della sinistra riformista e quelle più radicali si sono formate in decenni di repressione relativamente modesta. Questo ha permesso di mantenere delle tradizioni radicali in Italia, almeno per un settore del movimento, ma ha ritardato profondamente lo scontro di classe nel nostro paese. In generale, le generazioni precedenti e quelle più giovani sono state cullate dalle tutele legali e sociali della democrazia borghese. E’ una cornice che comincia a rompersi soltanto adesso, ma finora sono state più forte le minacce, come il nuovo decreto sicurezza, delle azioni. Non è un caso che le “acampade” a sostegno di Gaza nelle università non siano state sgomberate dalle forze dell’ordine. Con più fiuto di molti dirigenti di PD e CGIL, i dirigenti delle forze dell’ordine percepiscono che il clima, sotto la superficie, sta cambiando. In ogni caso, a un certo punto questa frattura diverrà un vero e proprio strappo perchè il tessuto di classe del paese è diviso e la diversione di massa del razzismo sta funzionando sempre meno. Perfino l’omicidio si Sharon Verzeni, assassinato da un migrante di seconda generazione reo confesso, non ha scatenato più di qualche tweet di Salvini. In altri tempi avremmo avuto il paese tempestato di fiaccolate “per la sicurezza”.
11. Il problema della coscienza, dunque, si riassume nel problema dell’assenza del partito della classe operaia italiana, fosse anche solo di marca socialdemocratica. Manca una camera di lotta delle tendenze politiche in Italia, mentre la crescente tensione crea una situazione sociale da vigilia dei grandi avvenimenti. Ma non siamo pessimisti, non possiamo esserlo. La vita materiale e sociale è dialettica: ciò che manca oggi potrà formarsi con uno strappo domani, a partire dal materiale esistente. A metterlo alla prova non saremo noi modesti intellettuali, ma milioni di lavoratrici e lavoratori comuni che, contro le loro migliori intenzioni, verranno scagliati per strada a difendere la propria esistenza dalla crisi di questo sistema disumano.
