La giornata del 15 dicembre, quando gli operai sono insorti simultaneamente non solo nelle grandi città, ria anche nei villaggi sperduti, dimostra come il proletariato tenda da sé verso l’unità d’azione. Ha approfittato del segnale dei repubblicani perché non ha un proprio trombettiere. L’insuccesso di questo movimento non ha visibilmente provocato neppure l’ombra di un cedimento. La massa assimila le sue azioni come un’esperienza, come una scuola, cerne una preparazione. È questo uno dei tratti caratteristici dell'”ascesa rivoluzionaria”.
Per accedere alla strada maestra, il proletariato ha bisogno sin d’ora di un organismo che si ponga al di sopra di tutte le divisioni politiche, di nazionalità, di provincia e di categoria, esistenti nelle file proletarie, di un organismo che corrisponda allo slancio della lotta rivoluzionaria attuale. Un simile organismo democraticamente eletto dagli operai delle fabbriche, degli stabilimenti, delle miniere, delle aziende commerciali, delle ferrovie e dei trasporti marittimi, dai proletari delle città e delle campagne, non può essere che il soviet. Gli epigoni hanno recato un danno enorme al movimento operaio in tutto il mondo facendo in modo che si radicasse nelle menti il pregiudizio secondo cui i soviet possono essere creati solo per le esigenze di una insurrezione armata e unicamente alla vigilia di questa insurrezione. In realtà i soviet si creano dove il movimento rivoluzionario delle masse operaie, benché ancor lungi dall’insurrezione armata, avverte l’esigenza di un’organizzazione larga e incontestata, in grado di dirigere le battaglie economiche e politiche che abbracciano simultaneamente varie aziende e varie categorie. Solo a questa condizione, cioè solo se i soviet riescono a gettare le radici nella classe operaia nel periodo preparatorio della rivoluzione, potranno avere una funzione direttiva al momento della lotta immediata per il potere. È vero che il termine “soviet”, dopo tredici anni di esistenza del potere sovietico, ha assunto un significato notevolmente diverso da quello che aveva nel 1905 o agli inizi del 1917, quando i soviet si costituivano non come organi di potere, ma solo come organizzazioni di lotta della classe operaia. Il termine “giunta”, strettamente legato a tutta la storia rivoluzionaria spagnola, esprime questo concetto nel migliore dei modi. In Spagna si pone all’ordine del giorno la costituzione delle giunte operaie.
Nell’attuale situazione del proletariato, la creazione delle giunte presuppone la partecipazione dei comunisti, degli anarco-sindacalisti, dei socialdemocratici e dei dirigenti senza partito dei movimenti di sciopero. In quale misura si può contare sulla partecipazione degli anarco-sindacalisti e dei socialdemocratici? È difficile fare previsioni dal di fuori. Lo slancio del movimento costringerà indubbiamente numerosi sindacalisti e forse anche una parte dei socialisti ad andare più in là di quanto non vorrebbero, se i comunisti riusciranno a porre il problema delle giunte operaie con la necessaria energia.
Sotto la pressione delle masse, le questioni pratiche della costruzione dei soviet, della forma di rappresentanza, della data e della modalità delle elezioni ecc. possono e debbono divenire oggetto di un accordo non solo tra tutte le frazioni comuniste, ma anche con i sindacalisti e con i socialisti che accetteranno di collaborare alla creazione delle giunte. I comunisti si presenteranno, beninteso, in ogni fase della lotta, con le bandiere spiegate.
Nonostante la nuova teoria staliniana sui soviet contadini, è poco probabile che le giunte contadine, come organismi elettivi, possano sorgere in numero considerevole prima della presa del potere da parte del proletariato. Durante il periodo preparatorio, le campagne vedranno svilupparsi un’altra forma di organizzazione, basata non sulla eleggibilità, ma sulla selezione individuale: unioni contadine, comitati di contadini poveri, nuclei comunisti, sindacati di braccianti agricoli ecc. Tuttavia la propaganda della parola d’ordine delle giunte contadine sulla base di un programma agrario rivoluzionario può essere già posta all’ordine del giorno.
È molto importante impostare correttamente la questione delle “giunte di soldati”. Per il carattere stesso di un’organizzazione militare, i soviet di soldati non possono sorgere se non nell’ultima fase della crisi rivoluzionaria, quando il potere statale perde il controllo sull’esercito. Durante il periodo preparatorio, si tratta solo di un’organizzazione a carattere chiuso, di gruppi di soldati rivoluzionari, di cellule del partito, in molti casi di contatti personali tra operai e soldati.
L’insurrezione repubblicana del dicembre 1930 sarà certamente registrata nella storia come la separazione tra due fasi della lotta rivoluzionaria. È vero che l’ala sinistra dei repubblicani ha stabilito un collegamento con i capi delle organizzazioni operaie per realizzare l’unità c’azione. Gli operai disarmati avrebbero dovuto recitare la paté del coro a fianco dei corifei repubblicani. Questo obiettivo è stato raggiunto in misura sufficiente a dimostrare una volta per tutte l’incompatibilità di un complotto di ufficiali con lo sciopero rivoluzionario. Contro il complotto militare che contrapponeva un’arma all’altra, il governo ha trovato forze sufficienti nel seno dello stesso esercito. Quanto allo sciopero, senza un obiettivo autonomo e senza una direzione indipendente, era votato all’insuccesso non appena repressa l’insurrezione militare.
La funzione rivoluzionaria dell’esercito non come strumento sperimentale degli ufficiali, ma come settore armato del popolo, sarà determinata in ultima analisi dalla funzione degli operai e dei contadini nel corso della lotta. Perché lo sciopero rivoluzionario possa essere un successo, deve portare a un incontro tra gli operai e l’esercito. Per importanti che siano gli elementi militari di un tale incontro, la politica è l’elemento predominante. Guadagnare la massa dei soldati è possibile solo formulando chiaramente gli obiettivi sociali dell’insurrezione. Ma appunto gli obiettivi sociali spaventano gli ufficiali. È naturale che i rivoluzionari proletari concentrino sin d’ora l’attenzione sui soldati costituendo nei reggimenti cellule di rivoluzionari coscienti e coraggiosi. Il lavoro comunista nell’esercito, subordinato politicamente al lavoro tra gli operai e i contadini, può svilupparsi solo sulla base di un programma chiaro. Quando verrà il momento decisivo, gli operai con il loro numero e con la forza della loro offensiva, devono trascinare dalla parte del popolo o almeno neutralizzare una gran parte dell’esercito. Questo ampio aspetto rivoluzionario della questione non esclude il “complotto” militare dei soldati avanzati e degli ufficiali simpatizzanti con la rivoluzione proletaria nella fase che precede immediatamente lo sciopero generale e l’insurrezione. Ma un “complotto” di questo genere non ha niente a che vedere con un pronunciamiento: la sua è una funzione ausiliaria e consiste nel garantire la vittoria dell’insurrezione proletaria.
Per assolvere vittoriosamente a tutti questi compiti occorrono tre condizioni: un partito, di nuovo un partito e sempre un partito.
È difficile valutare dal di fuori come si preciseranno i rapporti tra le varie organizzazioni e i vari gruppi comunisti attuali e quale sarà in futuro il loro destino. L’esperienza lo indicherà. I grandi avvenimenti mettono infallibilmente alla prova le idee, le organizzazioni e gli uomini. Se la direzione dell’Internazionale comunista sarà capace solo di proporre agli operai spagnoli una politica errata, un comando burocratico e una scissione, allora il vero Partito comunista della Spagna si formerà e si temprerà al di fuori del quadro dell’Internazionale comunista. In ogni modo, il partito deve essere creato. Deve essere unito e centralizzato. La classe operaia non deve in nessun caso costruire la sua organizzazione su una base federalista. Il Partito comunista non è l’immagine del futuro regime statale spagnolo, ma una leva d’acciaio per il rovesciamento del regime esistente. Può essere organizzato solo con i principi del centralismo democratico.
La giunta proletaria diverrà una vasta arena in cui ogni partito ed ogni gruppo sarà sottoposto alla prova e all’esame dinanzi agli occhi di larghe masse. La parola d’ordine del fronte unico operaio sarà contrapposta dai comunisti alla pratica della coalizione con la borghesia dei socialisti e di una parte dei sindacalisti. Solo il fronte unico rivoluzionario assicurerà al proletariato la fiducia indispensabile delle masse delle campagne e delle città. La realizzazione del fronte unico è possibile solo sotto la bandiera del comunismo. La giunta ha bisogno di un partito dirigente. Senza una direzione ferma, resterebbe una forma organizzativa vuota e cadrebbe inevitabilmente sotto l’influenza della borghesia. Grandiosi compiti storici attendono così i comunisti spagnoli. Gli operai avanzati seguiranno con attenzione appassionata le peripezie del grande dramma rivoluzionario che, presto o tardi, esigerà non solo la loro simpatia, ma anche il loro concorso. Prepariamoci!
