Le condizioni della vittoria delle masse nella guerra civile contro gli oppressori sono in fondo semplicissime.
- I combattenti dell’esercito rivoluzionario debbono avere piene coscienza di battersi per la completa emancipazione sociale e non per il ristabilimento della vecchia forma (democratica) di sfruttamento.
- La stessa convinzione devono avere gli operai e i contadini sia nelle retrovie dell’esercito rivoluzionario sia nelle retrovie dell’esercito avversario.
- La propaganda sul proprio fronte, sul fronte dell’avversario e nelle retrovie dei due eserciti deve ispirarsi completamente alle esigenze della rivoluzione sociale. La parola d’ordine “prima la vittoria, poi le riforme” è la formula di tutti gli oppressori e sfruttatori, a cominciare dai re biblici per finire con Stalin.
- La vittoria è determinata dalle classi e dagli strati sociali che partecipano alla lotta. Le masse devono avere un apparato statale che esprima direttamente e immediatamente la loro volontà. Un simile apparato non può essere costituito se non dai soviet dei deputati operai, contadini e soldati.
- L’esercito rivoluzionario deve non solo proclamare, ma realizzare immediatamente nelle province conquistate le misure più urgenti della rivoluzione sociale: espropriazione e distribuzione agli indigenti delle riserve di prodotti alimentari, di manufatti, ecc., ridistribuzione degli alloggi a favore dei lavoratori e soprattutto delle famiglie dei combattenti, espropriazione della terra e degli attrezzi agricoli a vantaggio dei contadini, instaurazione del controllo operaio sulla produzione e del potere sovietico al posto della vecchia burocrazia.
- Dall’esercito rivoluzionario devono essere cacciati spietatamente i nemici della rivoluzione socialista, cioè gli sfruttatori e i loro agenti, anche se si coprono con la maschera di “democratici”, di “repubblicani”, di “socialisti” o di “anarchici”.
- Alla testa di ogni divisione deve esserci un commissario irreprensibile come rivoluzionario e come combattente.
- In ogni divisione militare, deve esserci un nucleo compatto costituito dai combattenti più devoti, raccomandati dalle organizzazioni operaie. I membri di questo nucleo hanno un solo privilegio, quello di essere i primi sulla linea del fuoco.
- Gli organi di comando comprendono necessariamente nei primi momenti molti elementi estranei e poco sicuri. Il controllo e la selezione devono essere fatti sulla base dell’esperienza militare, delle dichiarazioni fornite dai commissari e dei giudizi dei semplici combattenti. Nello stesso tempo si deve fare il possibile per formare dei comandanti provenienti dalle file degli operai rivoluzionari.
- La strategia della guerra civile deve combinare le regole dell’arte militare con i compiti della rivoluzione sociale. Non solo nella propaganda, ma anche nelle operazioni militari, è necessario tenere conto della composizione sociale dei diversi settori dell’esercito avversario (volontari borghesi, contadini mobilitati o, come è il caso per Franco, schiavi coloniali) e quando si scelgono le linee di operazione si deve considerare la natura sociale delle varie regioni del paese (regioni industriali, contadine, rivoluzionarie o reazionarie, regioni abitate da nazionalità oppresse, ecc.). In breve, la politica rivoluzionaria domina la strategia.
- Il governo rivoluzionario, come comitato esecutivo degli operai e dei contadini, deve sapersi conquistare la fiducia dell’esercito e della popolazione lavoratrice.
- La politica estera deve avere come principale obiettivo quello di ridestare la coscienza rivoluzionaria degli operai e dei contadini e delle nazionalità oppresse del mondo intero.
