Uno dei crimini più perniciosi della burocrazia staliniana è stato quello di provocare sistematicamente scissioni tra i numerosi effettivi dei comunisti spagnoli, scissioni che non erano affatto imposte dagli avvenimenti della rivoluzione spagnola, ma determinate in anticipo dalle direttive della suddetta burocrazia, preoccupata di salvaguardare le proprie posizioni. Ogni rivoluzione spinge il proletariato verso l’estrema sinistra. Nel 1917, tutte le tendenze, tutti i gruppi vicini ai bolscevichi, anche quelli che in precedenza li avevano combattuti, si fusero con questi ultimi. Il partito si sviluppò rapidamente; ma, per di più, aveva una vita interna estremamente agitata, Dall’aprile all’ottobre e, più avanti, durante gli anni della guerra civile, la lotta di tendenze e di gruppi nel Partito bolscevico raggiunse, in certi momenti, la maggiore acutezza. Ma non ci furono scissioni. Non ci furono neppure espulsioni individuali. La potente pressione delle masse diede coesione al partito. La lotta che ebbe luogo al suo interno, ebbe un valore educativo per il partito e gli rivelò le vie che doveva seguire. In questi conflitti, tutti i membri del partito acquistarono fiducia, divennero profondamente convinti della giustezza della linea applicata da loro e della sicurezza della direzione rivoluzionaria. Solo questo convincimento dei militanti bolscevichi di base, convincimento acquisito con l’esperienza e con la lotta ideologica, consenti ai dirigenti di lanciare nella battaglia al momento opportuno l’insieme del partito. E soltanto quando è assolutamente certo della propria politica, il partito può ispirare fiducia alle masse. Raggruppamenti formatisi artificialmente secondo esigenze esterne; impossibilità di sviluppare apertamente e onestamente una discussione ideologica; amici trattati come nemici; creazione di leggende che favoriscono la scissione nelle file comuniste: questi sono gli elementi che attualmente paralizzano il Partito comunista spagnolo. Questo partito deve liberarsi dal controllo burocratico che lo condanna all’impotenza. È’ necessario riunire le file comuniste sulla base di una discussione aperta e onesta. Bisogna preparare un congresso di unificazione del Partito comunista spagnolo. La situazione è complicata dal fatto che la burocrazia ufficiale di Stalin, poco numerosa e debole, e anche i gruppi organizzati di opposizione, formalmente espulsi dall’Internazionale comunista – Federazione catalana e gruppo autonomo di Madrid – sono privi di un chiaro programma d’azione. Peggio, sono divenuti vittime dei pregiudizi cosi largamente diffusi in questi ultimi anni, in questi otto anni, dagli epigoni del bolscevismo. Sulla questione della rivoluzione “operaia e contadina” e della “dittatura democratica” e anche del “partito operaio e contadino”, gli oppositori di Catalogna non rispondono con la chiarezza desiderabile. Il pericolo è quindi più grande. Se si vuole ristabilire l’unità delle file comuniste, bisogna combattere la corruzione ideologica e le falsificazioni dello stalinismo. Questo è il compito dell’Opposizione di sinistra. Ma anche qui bisogna dire la verità: sinora l’Opposizione non si è quasi curata di risolvere questo problema. Bisogna constatare che i compagni spagnoli che aderiscono alla Opposizione di sinistra, non hanno ancora neppure fondato il loro organo di stampa; questa omissione è imperdonabile e la rivoluzione non lascerà impunito questo errore. Sappiamo in quali difficili condizioni si siano trovati coloro che condividono le nostre idee: hanno subito persecuzioni poliziesche continue al tempo di Primo de Rivera e poi sotto Berenguer e Zamora. Il compagno Lacroix, per esempio, esce di prigione solo per farvi ritorno. L’apparato dell’Internazionale comunista, impotente quando si tratta di dirigere la rivoluzione, se la cava molto bene nel perseguitare e nel calunniare. Tutto ciò disturba al massimo il nostro lavoro. Tuttavia dobbiamo assolvere il nostro compito. Bisogna riunire le forze dell’Opposizione di sinistra in tutto il paese, fondare una rivista e un bollettino, raggruppare la gioventù operaia, costituire dei circoli, battersi per l’unificazione dei comunisti sulla base di una politica marxista.
Kadikoy, 28 maggio 1931
